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La storia di Castel Condino

di Giovedì, 03 Aprile 2014 - Ultima modifica: Venerdì, 13 Giugno 2014
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Castel Condino, piccolo centro del Trentino sud-occidentale, si trova sul fianco della montagna, alla destra del fiume Chiese: dista ca 65 Km da Trento e 70 Km da Brescia.
Sulle origini del paese di Castello non esistono documenti, tuttavia è certa la sua esistenza già da prima dlel'anno mille visto che in una carta della Pieve di Condino si indica Castello come una delle "Ville". Inoltre è noto che anticamente si preferifa costruire in quota rispetto al fondo valle. Il paese si sviluppò a fianco di un castello adiacente al Rio, qui insediato per la favorevole postura del luogo volto a mezzogiorn
Nelle vicinanze del castelliere si stabilirono i primi abitatori che erano impegnati in attività agricola e di pastorizia.

Per secoli le case avevano una struttura in legno solo successivamente vennero realizzate in muratura, ricavando anche locali all'interno della roccia, come è possibile tuttora osservare nell'antica contrada di "Ri". 
Già prima del 1400 il paese era costituito dalle contrade di "Rì", "Nose" e "Mezzo". In un documento del 1631 si parla della contrada della "Samba" per cui si deduce che il paese si era già allungato in direzione sud, perndendo una forma simile all'attuale.  Nonostante l'incendio del 1884 e la distruzione avvenuta nella prima guerra mondiale si può ancor oggi risalire alla sua originaria struttura edilizia. E' da sottolineare che una volta erano più importanti gli spazi coltivabili che le stesse case. Queste erano funzionali al tipo di economia praticata. Le principali fonti di reddito erano il bestiame e le colture cerealicole per cui il maggior spazio delle costruzioni era destinato alle scorte agricole e al bestiame.
L'ambito residenziale occupava solo 1/4 dell'intero volume del caseggiato. I gruppi di case contigue garantivano una maggiore protezione o difesa e comportavano un notevole risparmio di materiali.
Le strade per lo più acciotolate, erano adeguate al traffico d'allora e passavno sotto di volti chiamati comunemente "curt". Lungo esse erano gli accessi alle stalle, alle cantine e ai locali abitati. I solai erano assai vasti per contenere legna, fieno, paglia e fogliame. Sui finestroni prospicenti la strada erano sistemati gli argani in legno per sollevare le scorte agricole. Sulle altre aperture del sottotetto veniva accatastata la legna.
Tutto il paese sorgeva su un sistema di "curt", per cui brevi evano i tratti di strada a cielo aperto. Sotto le "curt" ci si soffermava a conversare e si tenevano perfino le adunanze di Regola. Nei loro muri si trovavano spesso infissi gli anelli di ferro per legarvi il bestiame nei momenti di particolari cure.
Alla fine del diciannovesimo secolo il paese era caratterizzato da un notevole aumento demografico. Con un ritmo sorprendente la popolazione nel 1861 aveva raggiungo le 890 unità e  prima dell'incendio del paese (1884) i residenti si aggiravano attorno a quota mille. A questo si accompagnava una considerevole espansione economica, pur nel contesto delle Valli Giudicarie.
Tutto il territorio, che si estende su un fronte che va dai 700 ai 2100 m.s.l.m., sia privato che comunale, veniva sfruttato fin nelgi spazi più disagevoli e remoti con sistemi assai faticosi a causa della poco favorevole conformazione del suolo. La forte pendenza non permetteva l'accumulo di terra fertile, per cui la costruzione e il mantenimento di terrazzi, muretti, argini, sentieri e recinzioni di varia natura erano indispensabili per l'adeguamento del terreno alle divese colture. Esse andavano dal frumento alle castagne, dall'orzo alla segale, dalle patate all'uva, dal gelso alla canapa.
Accanto ai proventi dell'agricoltura e delle piccole aziende artigianali (c'erano cinque mulini, una fabbrica di candele, dei laboratori di falegnameria, e un fabbro) continuavano a permanere gli introiti dei prestatori d'opera che stagionalmente andavano a Venezia.
Sarà l'incendio del 1884 che danneggiò tutto l'abitato ad eccezione di alcune case nel cantone di "Nose" e successivamente la prima guerra mondiale ad allontanare intere famiglie, in un esodo verso paesi esteri (Americhe, Francia, Germania, Svizzera). Negli anni successivi l'emigrazione non si è più fermata portando centinaia e centinai di castellani in varie località d'Italia.

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Boniprati è una valle alpina formatasi a seguito dello scivolamento verso il basso della massa del Monte Melino.
Nella fase antecedente all’epoca glaciale quaternaria, dal versante della cima Pissola si staccò l’enorme massa del Monte Melino che poi si assestò lasciando a monte un’ampia nicchia di distacco individuabile nella valletta di Boniprati. Con le glaciazioni pleistoceniche nel gruppo del Brenta si originò un ghiacciaio che, indirizzatosi lungo le Giudicarie si incontrò nella zona di Pieve di Bono con un altro ghiacciaio proveniente dall’Adamello lungo la Val di Daone.